Torta Comunicattiva

In accordo con il principio strategico dello stortare qualcosa per raddrizzarla, vorrei oggi illustrarvi il procedimento che vi permetterà di confezionare una torta cattiva.

Essendo una torta comunicativa, invece di metterci in conto all’ospedale per cinque giorni, salvo complicazioni, questa produrrà astio, nervosismo, risentimento, acrimonia e litigi.

RICETTA:

Prendete una manciata di puntualizzazioni; spieghiamo come stanno i fatti, o come dovrebbero essere.

E’ importantissimo sottolineare i passaggi più importanti con il dito alzato, intercalando con cenni di ricerca di assenso o comprensione (mhh?, d’accordo?, ci siamo?, ok?). Come P. Watzlawick et al. hanno indicato in Pragmatica della comunicazione umana, ed. Astrolabio, ogni comunicazione reca con se un aspetto informativo e uno relazionale.

Sto scrivendo potabile? Mi seguite? Siete attenti?

Ecco, anche queste sono puntualizzazioni.

Avrete notato anche voi come il trovarsi dietro ad un banco, davanti alla maestra, quando si è ormai adulti, produce comunque degli effetti il più delle volte sgradevoli?

Recriminate, a questo punto e con forza, elencando le pecche, le manchevolezze e le colpe dell’altro, il dito ora punta, e mentre si scende nei dettagli enfatizziamo il tutto con sguardo di disapprovazione e leggermente inquisitorio. Aiuta molto aumentare il tono o il volume della voce.

Rinfacciamo quanto basta. Con voce chioccia facciamo sentire il nostro interlocutore ancora più in colpa per come ci sentiamo male noi.

Chiudiamo il tutto con una buona predica su ciò che è moralmente ed eticamente giusto o sbagliato, dal nostro punto di vista, ovviamente.

L’impasto è fatto, ora guarniamo.

Si spolveri il tutto con un velo di “Te lo avevo detto io, lo sapevo che finiva così…” e, con sufficienza, facciamo sentire l’altra persona ancora più incapace e stupida con un bel “Lascia, faccio io”, oppure, “Tanto…che si puó pretendere”.

In questa fase di preparazione le persone veramente creative potranno aggiungere, a volontà, frasi del tipo: “Se mi ami veramente, dovresti arrivarci da sola”, “Io ti conosco perfettamente, sei tu che non mi hai mai capita”, “Non sei normale, fatti curare”.

Attenzione, non esagerate, o la torta potrebbe collassare su se stessa. Una granella qui, un pizzico la….

Per ultimo, il tocco sapiente dello chef.

Il biasimo.

Preparate a parte un complimento per quello che l’altra persona ha fatto e chiosate facendo notare che, comunque, avrebbe potuto fare meglio o di più.

Ora, finalmente, e con soddisfazione, possiamo, insieme a Emile Cioran, contemplare lo splendore dei nostri disastri. (Liberamente riadattato da G. Nardone: Correggimi se sbaglio, ed. Ponte alle grazie, Firenze)

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