Stress Meditazione Tai Chi

 Nel 1948 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia”.  Questa definizione ha da sempre suscitato molteplici perplessità e discussioni nel merito della sua attuazione in termini operativi. Il carattere utopistico di tale dichiarazione  è evidente, poiché descrive una condizione che non può, realisticamente, essere mai raggiunta; ciononostante, costituisce un punto di riferimento verso il quale orientare i propri sforzi.

 Negli ultimi anni si è parlato e scritto  molto circa lo stress, tanto da farlo diventare un termine di uso comune. E’ importante chiarire e sottolineare che lo stress è una  risposta normale ad un qualsiasi evento  che sta provocando uno stato di disequilibrio  e ha la funzione di sollecitare risposte che producano o il ripristino del precedente equilibrio o la creazione di uno nuovo. Inoltre è estremamente soggettivo non solo il modo di reagire ma il percepire  le situazioni che possono “stressare”. In altre parole non tutti si stressano allo stesso modo per le stesse cose.

 Nella sua accezione quotidiana si è arrivati, quindi, ad utilizzare il termine “stressante”  per tutte quelle situazioni  che preludono all’esaurimento. Si vede bene che anche un matrimonio, o la nascita di un figlio, possono essere eventi stressanti. Troviamo questo termine  anche in ambito ingegneristico, riferito a carichi ripetuti che portano cedimenti per fatica nei materiali. In questo caso lo stress è una condizione di carico eccessiva che porta al collasso. Analogamente una persona sottoposta a carichi fisici, mentali o emotivi, se questi superano le capacità di gestione individuali, può arrivare a una condizione tale da avere conseguenze  importanti e spiacevoli sulla salute.

 Livelli alti di stress  possono così influenzare negativamente lo stato di salute delle persone, di conseguenza anche lo stress lavoro-correlato può essere considerato uno dei  fattori di rischio. Nell’Accordo Europeo dell’8 ottobre 2004, si definisce lo Stress Lavoro-Correlato come “condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono più in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro”. Lo stress legato al lavoro può avvenire per diversi motivi: la mansione o il compito superano le capacità individuali, i tempi di esecuzione richiesti sono troppo stretti, la mole di lavoro risulta sovrastante oppure le relazioni sociali sono  critiche e/o disfunzionali, per citarne solo alcune.

Si assiste, quindi  ad una riduzione delle capacità della persona colpita. Questo porta, a cascata, una serie di conseguenze quali la distrazione, la maggiore propensione all’errore, il rallentamento nell’esecuzione dei compiti. Tutti fattori che possono esacerbare, ulteriormente,  la situazione stressante.

Vi sono, inoltre, alcune professioni che espongono maggiormente al rischio di stress, in particolare al fenomeno del “burnout” (termine inglese che viene reso meglio, in italiano, con la parola “esaurimento”). Sono le professioni che richiedono un continuo contatto con il pubblico e l’esposizione alle problematiche delle persone: personale sanitario, membri delle forze dell’ordine, assistenti sociali, educatori.

 Dal punto di vista del datore di lavoro, le ripercussioni sulla produttività complessiva e sulla qualità del lavoro sono evidenti. Difficoltà nel coordinare le diverse funzioni aziendali, impoverimento generale dell’ambiente di lavoro, rallentamenti e aumento degli  imprevisti. La prevenzione delle condizioni stressanti ha quindi un riscontro anche economico.

Il decreto legislativo n. 81 del 9 aprile 2008 stabilisce che il datore di lavoro è tenuto a valutare i rischi per lo stress lavoro-correlato e redigere un apposito documento con le valutazioni del rischio e le misure di protezione e prevenzione adottate.

Possiamo avere un parziale controllo, più o meno valido, mai assoluto, sui nostri modi di reagire agli eventi; sicuramente non ne abbiamo, totalmente, sugli eventi.

Stabilito questo, prevenzione e riduzione sono le parole chiave

Meditazione per ridurre lo stress:

La meditazione è un esercizio mentale. Attraverso la pratica del contemplare si possono acquisire capacità, quali la calma e la concentrazione; si possono eliminare o ridurre stati mentali disturbanti, quali rabbia e nervosismo. Siamo soliti pensare alle pratiche meditative come ad attività pertinenti soltanto a individui con alle spalle decenni di solitario esercizio in qualche  luogo remoto. Niente di più lontano dalla realtà. Riservare mezz’ora della giornata per isolarsi e contemplare quello che ci “stressa”,  è già meditare. Certo è un meditare grezzo, è necessaria qualche informazione in più su come meditare per massimizzare gli effetti della contemplazione e siamo ben lontani, ovviamente, dalla riflessione su grandi e profonde idee quali l’impermanenza delle cose o il senso della vita, per citarne un paio. Tuttavia ci stiamo occupando, al momento, di stress e non di filosofia. Se non si riesce a trovare mezz’ora  nella giornata, da poter dedicare a questo esercizio, ebbene, complimenti! Abbiamo appena contemplato l’idea che siamo messi male, molto male, logisticamente parlando.

Facile, quasi banale e terribile ad un tempo. Dedichiamo tempo, nella giornata, a lavarci i denti, a farci la doccia, la barba, il trucco; igiene, bella presenza. Trascuriamo il fatto che senza un cervello in ordine, abbastanza in ordine, avremo difficoltà ad andare da qualunque parte.

Riduzione del numero di pensieri.

 Pensiamo molto, molto più di quanto ci accorgiamo, molto più di quanto serva. Il chiacchiericcio mentale è paragonabile al ticchettio di un orologio, o al rumore del compressore del frigorifero: ci si abitua ad essi e non ci si fa più caso; finché non cessano. Quando vengono meno questi rumori come ci si sente? Lo stesso accade quando cessa il rumore della folla di pensieri. Il brusio mentale è un rumore di fondo al quale siamo abituati; tuttavia disturba, rende nervosi. Si può acquisire consapevolezza di questa eccessiva attività mentale; fatto questo passo è possibile mettersi nelle condizioni  di farla diminuire e di  prevenirla.

Eliminazione o  riduzione di atteggiamenti negativi.

 Quando un’azione diviene familiare si avrà la tendenza ad agire ripetendo quell’azione; succede lo stesso con le abitudini mentali: relativamente ai pensieri, si tenderà a richiamare alla mente le stesse immagini, a utilizzare gli stessi processi psichici, a fare lo stesso tipo di discorso mentale. Se queste abitudini sono positive, si avranno tendenze positive, come ad esempio reagire attivamente agli imprevisti, avere un buon umore; al contrario, abitudini negative porteranno atteggiamenti negativi, ad esempio lamentarsi, innervosirsi, deprimersi.

Contemplare ciò,  focalizzandosi semplicemente su quali sono gli atteggiamenti da cui è più utile stare alla larga, avendo cognizione più degli effetti che delle cause, promuove la creazione di un circolo virtuoso. Detto in altri termini: “Se faccio questo, alla fine, mi trovo peggio di quando ho iniziato ad avere a che fare con l’evento stressante; se faccio quest’altro, addirittura, se mi limito anche solo a non fare  “quello”, la situazione può evolvere in meglio”.

Esercizio fisico per ridurre lo stress:

Fare attività fisica sposta l’attenzione sul corpo, riducendo l’ eccessiva attività mentale.

Una conseguenza dello stress è una sensazione di spossatezza, di debolezza; sensazioni amplificate da attività sedentarie che portano un rallentamento della circolazione, del metabolismo e della generale reattività del cervello.

Allenando il fisico si genera forza fisica che contrasta con questa sensazione arrivando a prevenirla. Il generale miglioramento della circolazione riduce l’affaticamento, aumenta la capacità di sopportazione e porta una generale sensazione di benessere grazie alla migliore ossigenazione dei tessuti, all’eliminazione di cataboliti e alla produzione di endorfine.

Perché prediligere  il Tai Chi?

Confrontandomi con il maestro di Tai Chi Chuan e Shaolin Chuan Gianluca Pantano, https://www.sportmassaggio.com, operatore di massaggio sportivo e taping elastico, nonché praticante  più che decennale di meditazione e psicologia buddhista, siamo giunti alle medesime conclusioni

I movimenti lenti, costanti e rilassati di questa arte marziale fanno lavorare in modo energico il corpo senza affaticare il cuore. Ne risulta un lavoro intenso ma ben sopportabile da chiunque, indipendentemente da età e condizione fisica.

Si evita il rischio di eseguire movimenti scorretti, favorendo una maggiore consapevolezza del corpo e aumentando la capacità di autocorrezione del praticante. Quest’ultima, a sua volta, accresce la consapevolezza e la correzione delle abitudini mentali. In altri termini si scopre e si applica il principio del passe partout: “Esistono chiavi che possono aprire serrature assai diverse tra loro”.

Il dover muovere lentamente il corpo riduce il flusso dei pensieri, amplificando quindi il lavoro che si fa con la meditazione.

Inoltre, non richiedendo grandi spazi è possibile esercitarsi ovunque, cosa che permette di sfruttare in modo costruttivo le pause e i tempi morti, se ce ne sono, nella giornata.

Se non ce ne sono si torna a quanto espresso poc’anzi.

Buon  lavoro

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